La guerra all'emulazione

Leggevo i vostri commenti riguardo la news di PCWorld presso la pagina Facebook del blog, e li ho trovati molto interessanti, è stato un piacere leggerli, ma vorrei commentare anche io la questione, cercando di essere quanto più conciso.

Nintendo non è da ieri che chiude siti di rom, nell'arco di 15 anni o più, ne ha fatti chiudere molti atri, tra cui alcuni che furono anche i primi a trattare la "materia" emulazione.

Tra i punti sollevati, troviamo quello che i giochi tutelati, sono vecchi di oltre 20 anni e il cui commercio nel mercato dell'usato risulta avere prezzi probitivi il più delle volte, per non parlare di titoli introvabili o che non vi sia una tutela per la memoria storica del prodotto.

Partendo dal presupposto che molto del materiale prodotto da Nintendo è protettto da diritto d'autore, e che nei soli Stati Uniti, la durata di questa registrazione è di "75 anni", e che al passare di questo periodo, non vi sarà automaticamente un passaggio nel pubblico dominio delle opere, Nintendo ha tutto il diritto di rivalersi su questi prodotti.

D'altro canto, l'accanimento mostrato negli ultimi tempi, nei confronti dell'emulazione, fa personalmente un po' ridere, sembra l'ultimo tentativo disperato di chi sta alle strette, ma di certo non è il loro caso.
Nintendo è da sempre stata una compagnia con una visione tutta sua del videogioco, che non ha mai avuto paura di quello che potessero pensare gli altri di se o delle loro scelte, ricordandoci le vicende Sony-SuperNintendo, o il litigio con SquareSoft ai tempi del Nintendo 64 e le politiche di Yamauchi riguardo il Game Cube e il suo formato mini disc, o le più recenti proteste contro i video di gameplay dei loro giochi su YouTube.

Anche nel panorama dell'emulazione ha sempre avuto una sua visione, da prima considerandola un esperimento da smanettoni destinato a fallire, dall'altra un vero problema, quando sono rimasti a corto di idee e di sviluppatori di terze parti.

Con le loro politiche molto restrittive su tanti aspetti del loro business, si sono persi tanti sviluppatori di terze parti, che hanno preferito portare i loro titoli ed esclusive alla concorrenza.
Facile capire che per rimanere a galla, bisognava riproporre quanto si aveva in casa, vedi i classici giochi di Mario o la saga di Pokémon, l'emulazione da questo punto di vista è stata la chiave di volta.

Viste le recenti uscite di Nes/Snes mini, di cui il primo risulta aver venduto addirittura più di Switch e PS4, è stato facile per Nintendo capire che il terreno fertile su cui puntare, era la nostalgia.
Vendere un mini computer con un sistema GNU/Linux, caricato con 30 rom e vedere la gente scannarsi come animali pur di averne uno, è stata la conferma alle loro domande.

Poi la scarsa disponibilità del prodotto sul mercato, e la coscenza di tanti giocatori di trovarsi fra le mani un pc munito di emulatori, li ha portati a valutare alternative.
 
 Facile trovare su internet una custodia per Raspberry Pi a forma di nes, su cui caricare una distro RetroPie e buttarci dentro tutte le rom che si voglia, non solo del nes ma anche di altre piattaforme.

Come potrebbe mai, Nintendo, competere con questa "concorrenza sleale"?
Semplice, rendendo più difficile, il reperire le singole rom.

Che ci piaccia o no, le rom sono software a tutti gli effetti e protetto dal diritto d'autore, e come tale, Nintendo ha tutto il diritto di tutelarsi e tutelare i propri interessi.

D'altra parte, esistono molte alternative legali alla cosa.
Esistono moltissimi progetti open source che rimarcano in maniera molto fedele i classici del passato, senza chiedervi alcun costo ne di acquisto ne di licenza, come ad esempio i progetti Zelda Classic o OpenSonic.
Cosa molto interessante, è che vista la natura open source dei progetti, chiunque può mettere mano al codice sorgente del gioco, contribuire al progetto per migliorarlo o estenderlo.
Solo i contenuti grafici, in quanto identici all'originale posso essere vittima di reclami da parte dei rispettivi autori, ma in quel caso, ogni buon artista potrebbe realizzarne di propri in alternativa.
Personalmente, più che prendersela con Nintendo per una sua azione del tutto legittima dal punto di vista legale, bisognerebbe cercare di creare una controcultura del retrogaming basato su contenuti totalmente liberi e alla portata di tutti.

Ovviamente tutto questo discorso tratta la mia visione dei fatti, che potrebbe non rispecchiare lo stato effettivo delle cose in essere.

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