The House of The Dead

Se penso al gaming anni 90, mi viene subito in mente questo titolo, nonostante nella prima metà degli anni 90, i giochi  2D e le console come SNES e Mega Drive fossero ancora predominanti e la Playstation fosse ancora agli albori.

Era molto comune entrare in una salagiochi in quegli anni e trovarsi circondati da cabinati SEGA, tra giochi Light Gun, Racing e Picchiaduro, tutti esclusivamente in 3D, era la leader indiscussa in quel campo fino a poco prima dell'arrivo di Sony e della sua Playstation.


Ma tornando a noi, The House of The Dead è un horror light gun on rail, sviluppato dal team SEGA AM1 nel 1997, in principio per la distribuzione Arcade, in seguito portato sulle maggior parti piattaforme di gaming e PC, ancora oggi.

Il gioco narra gli avvenimenti di un'incredibile incidente avvenuto nei pressi di una struttura di cura, invasa da creature quali zombie, animali mutanti e mostri di ogni genere, frutto di esperimenti genetici.

Il giocatore vestirà i panni dell'agente Thomas Rogan, allertato da una telefonata della sua fidanzata, Sophie Richards, ci porterà nei meandri della villa Curien, ad affrontare le orde di non morti e all'occorrenza salvare i superstiti dal un terribile destino.

Essendo un light gun, l'azione è in prima persona, e al giocatore non verrà richiesto altro che sparare alle creature, aggressive e talvolta armate, che non perderanno tempo ad attaccarci.
Tutto ciò che riguarda il movimento è delegato al gioco stesso, che basando la sua struttura su rotaia, ci porterà a destra e a manca per tutti gli scenari di gioco, permettendoci però in particolari punti, di scegliere una via alternativa in cui proseguire.



Si potranno attaccare le creature mutilandole di quasi tutti gli arti, rendendole meno offensive ma non per questo meno pericolose.
La cosa che salta di più subito all'occhio e che forse da un senso maggiore di libertà al giocatore è proprio questa, il poter sminuzzare i nemici di gioco a piacere, tra tutti gli svariati flash sullo schermo.

Dall'altra parte troveremo nemici che non si limiteranno solamente ad avanzare verso di noi, ma anche lanciarci oggetti quali asce ad esempio, o attaccarci con motoseghe, cesoie da giardiniere ed altro.
A secondo del tipo di nemico e dell'arma in dotazione ad esso, potremmo avere più o meno difficoltà nell'affrontarli, e riscontrare talvolta un maggior livello di aggressività nei nostri confronti.
Tuttavia la loro AI non sarà particolarmente elaborata, e la loro presenza ricorrente per tutto il gioco, permetterà al giocatore di fronteggiare con poca difficoltà il tutto, senza trovarsi di fronte a sorprese da questo punto di vista.

Per ovviare a questa scarsa originalità, ed evitare la monotonia in questa breve avventura, i designer hanno pensato bene di introdurre svariati momenti sorpresa, di quelli che quando tutto sembra proseguire in modo tranquillo e calmo, ti vedi spuntare fuori da una finestra o dal soffitto qualche disgustosa creatura, con appena il tempo di prendere fiato e capire cosa stia succedendo.
Momenti comunque abbastanza rari, ma che risollevano l'attenzione del giocatore nei confronti dell'avventura.



Un discorso più ampio invece lo si può fare per i boss di fine livello, nemici dai comportamenti ripetitivi e schematici, ma non così banali come la maggior parte.
Una difficoltà molto relativa a mio dire, forse maggiore nell'uso della Light Gun, piuttosto che con il mouse nella versione PC, grazie all'apposito puntatore.
Qui dipenderà molto dalla capacità del giocatore, molto di più che in tutto il resto del gioco.

Nel comparto grafico, offriva una grafica molto all'avanguardia per quegli anni, ricordando sempre che si era ancora nell'era del 16 bit e l'immaginario collettivo vedeva i videogames come una serie di immagini pixelate e non poligoni 3D.
Grazie alle potenzialità offerte dal 3D e l'azione in prima persona, il giocatore si sentiva realmente immerso nell'avventura e non solo semplice spettatore.

Le ambientazioni cupe ma non eccessivamente angoscianti, strizzavano l'occhio a un lieve realismo, e potevano ricordare alla lontana tutti quei film horror italiani del decennio precedente, fatti di case abbandonate, mostri e fantasmi, insomma era in linea con la cultura horror di quegli anni.

Anche i poligoni di gioco cercavano di avvicinarsi quanto più al realismo, offrendo dettagli molto ampi, ma dalle texture decisamente poco curate e forse lasciate un po' troppo al caso.
Cosa che con il senno di poi, vedendo il seguito, lascia presumere che non si fosse investito più di tanto nel titolo, o non si presumeva potesse avere un così buon successo.

Un light gun horror che ha fatto storia e scuola!
  • Storia dinamica ed incalzante
  • Capace di rendere il giocatore parte del gioco, e non solo semplice spettatore
  • Grafica molto all'avanguardia per quegli anni
  • Disponibile per svariate piattaforme, nonché PC, anche come abandonware

  • Texture poco elaborate
Un altro punto degno di nota, riguarda le animazioni dei modelli 3D, alle volte i movimenti dei personaggi e dei nemici li fanno sembrare poco realistici ed un po' idioti...
Vederli scappare dal pericolo, non fa trasparire minimamente la loro paura o disagio, ma li fa sembrare come se non si rendessero conto di cosa gli sta succedendo intorno, vedendoli correre talvolta tra le braccia del nemico.


Una buona parte del tutto comunque, è ricoperta dal comparto sonoro, dove troviamo dialoghi parlati, effetti sonori abbastanza realistici e molto azzeccati per i nemici, che riescono a infondere nel giocatore il senso di sofferenza per i colpi ricevuti in modo magnifico!
Forse alle volte alcuni effetti sonori potrebbero risultare un po' frastornanti a lungo andare.

Tra la versione arcade e quella PC/Console, vi troviamo alcune differenze, alcune grafiche, altre riguardo la possibilità di poter scegliere il proprio giocatore, potendo scegliere di impersonare qualunque personaggio "vivente" del gioco, con relative caratteristiche quali potenza di fuoco e velocità di ricarica dell'arma.
Per il resto l'avventura sarà sempre la stessa, senza ne tagli ne censure.

Nonostante sia passato del tempo, e magari graficamente sia poco appetibile ai giorni nostri, questo gioco riesce comunque ad affascinare e divertire, senza troppe pretese.
La versione originale per Sega Saturn è una vera e propria rarità per collezionisti, mentre per PC è abbastanza facile trovarne una copia di una qualche serie economica per pochi euri, o volendo anche in rete come abandonware.

4 commenti :

simon Shorto ha detto...

Visto che il più grande problema del gioco sono le texture (la IA in uno sparatutto su rotaia, potrebbe essere anche una cosa secondaria), come mai non esiste una riedizione con texture e se necessario un nuovo motore grafico, per rendere questo avventura "giocabile" anche per un pubblico che non riesce a sopportare tale grafica troppo datata? (Sto pensando a qualcosa di simile al progetto black mesa)

Bell'articolo cmq ;)

Pix3l ha detto...

Probabilmente perché vista la scarsa longevità del gioco ed i pochi contenuti non ne sarebbe valsa la pena.
Poi tanti giochi sviluppati da questo team non hanno mai visto un remake o altro, probabilmente non vi erano fondi per appoggiare tali lavori alla SEGA...
Insomma, per rispondere alla tua domanda, non ci sono progetti di remake perché nessuno si è voluto interessare nel svilupparne uno!
Black Mesa ricordiamo che era un progetto amatoriale, adottato dalla Valve fra le righe solo in seguito...

Marco Grande Arbitro Giorgio ha detto...

Forse sto per dire una stronzata: ma c'era anche la versione cabinato?
Che mi pare che ci giocassi molto tempo in sala giochi

Pix3l ha detto...

@Marco

In effetti è nato come gioco arcade in cabinato, successivamente hanno deciso di farci il porting, come tanti altri titoli SEGA arcade :]

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